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Copertina del brano RAPSINCORTE 59

RAPSINCORTE 59

2:01hip-hop latino, hip hop hardcore 2026-04-21

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Tutti i brani

Descrizione

Compositore: Pedro Navarro Utrera

Maestro: Rafael Gómez

Produttore: Manu Beats

Testo e traduzione

Originale

Abro la ventana y como Cristo miro la favela.

Sueño con el cambio como el que baja de una patera. Un horizonte amplio y un levante que congela huesos.

Mi rezo no lo hago en frente de una vela.

Mi templo es una playa con barquitas, mi mezquita una calita llena de gaviotas.

Si me agota el frío del hormigón, voy a mi rincón y a la mar sagrada lanzo una oración: líbrame del veneno que me corrompe, no dejes que vea como enemigo a otro hombre, permíteme diferenciar el bien del mal, no dejes que me hunda, hazme flotar con tu sal.

Dame la furia que tú tienes si te enfadas, que a esos buques de guerra tú te los tragas.

Oh, mar sagrada, tú que a todos nos diste vida, el día que me haga cenizas pa siempre estaré a tu vera. Dime cómo no estar loco si este mundo lo está.

Dos no fueron suficientes, habrá tercera mundial.

Cuando hablas menos con tus padres que con la inteligencia artificial, es síntoma de que algo va mal.

Tú que ves felicidad en acumular dinero, dime el precio que pondrías por otro te quiero de unas manos que ahora están más frías que mina de acero cuando la mar, tuya en vida, era puro fuego.

Solo tenemos tiempo y a cambio de billetes lo vamos perdiendo.

Algunos se van yendo reemplazados por los que llegan. Un nuevo sustituto es otro hámster, misma rueda.

Pero la mar me eleva sobre estas penas mundanas, ahogados en barro como los muertos de la DANA.

No hay justicia, el poderoso nunca va a la cárcel.

Oh, mar sagrada, apaga mi tierra que arde. Oh, mar sagrada.

Rap sin corte cincuenta y nueve, yeah. Oh, mar sagrada.

Foyone en la casa, Zeno en la cámara, yeah. Oh, mar sagrada.

Yeah, yeah.

Traduzione italiana

Apro la finestra e come Cristo guardo la favela.

Sogno il cambiamento come chi scende da una barca. Un orizzonte ampio e un ascensore che gela le ossa.

Non faccio la mia preghiera davanti a una candela.

Il mio tempio è una spiaggia con piccole barche, la mia moschea una baia piena di gabbiani.

Se il freddo del cemento mi sfinisce, vado nel mio angolo e al mare sacro dico una preghiera: liberami dal veleno che mi corrompe, non farmi vedere l'altro uomo come un nemico, permettimi di distinguere il bene dal male, non lasciarmi affondare, fammi galleggiare con il tuo sale.

Dammi la furia che hai se ti arrabbi, perché inghiottirai quelle navi da guerra.

Oh, mare sacro, tu che ci hai dato tutta la vita, il giorno in cui mi trasformerà in cenere sarò sempre al tuo fianco. Dimmi come non essere pazzo se questo mondo lo è.

Non ne bastavano due, ci sarà un terzo mondiale.

Quando parli meno con i tuoi genitori che con l’intelligenza artificiale, è segno che qualcosa non va.

Tu che vedi la felicità nell'accumulare denaro, dimmi il prezzo che ne daresti per un altro. Ti amo da mani che ora sono più fredde di una miniera d'acciaio quando il mare, tuo in vita, era puro fuoco.

Abbiamo solo tempo e in cambio delle bollette lo stiamo perdendo.

Alcuni se ne vanno, sostituiti da quelli che arrivano. Un nuovo sostituto è un altro criceto, stessa ruota.

Ma il mare mi solleva al di sopra di questi dolori mondani, annegato nel fango come i morti del DANA.

Non c’è giustizia, i potenti non vanno mai in galera.

Oh mare sacro, spegni la mia terra in fiamme. Oh mare sacro.

Rap cinquantanove non tagliato, sì. Oh mare sacro.

Foyone in casa, Zeno nella telecamera, sì. Oh mare sacro.

Yeah Yeah.

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