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Copertina del brano Vertigine Soggettiva

Vertigine Soggettiva

3:38Album La Migliore Stagione 2026-03-06

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      3:11
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Descrizione

Produttore: Gian Flores

Compositore: Gian Maria Flores

Paroliere: Daycol Emidio Orsini

Testo e traduzione

Originale

Il mio corpo nello spazio. C'era il mio corpo nello spazio.

Oscillava e dondolava, dondolava ed oscillava.

Il paziente sembra lucido. Nessun delirio. Ripeto, nessun delirio.

Abbiamo chiesto l'aiuto a Dio per intercedere al nostro male.

Con gli occhi fissi verso l'oblio ci siamo detti va bene uguale.

Ogni saluto sembra un addio dalla corsia di quell'ospedale.

Dentro quel bagno piangevo anch'io, era il miracolo di Natale.

Poi quanta strada abbiam fatto, sempre di corsa, noi mano nella mano. Pronti a saltare lontano, senza rincorsa, noi muti sul divano.

Poi quel silenzio ci è entrato dentro, come veleno tra queste vene.

Non tira vento stanotte in centro, l'unico antidoto è stare insieme.

Perché ci vuole il coraggio di un pazzo a mettere al mondo un figlio in un mondo sempre in ritardo.

Suonano i clacson, ci han derubato di ogni secondo.

Non trovo neanche il tempo di amarti, quello di scrivere o di pensare.

Ma questa vita è da dedicarti, spero tu mi possa perdonare.

Il mondo va veloce.

Quante volte ti ho detto ti amo ma sottovoce.

Sorridiamo schiacciati dal peso di questa croce.

Poi balliamo dei mobili e scalzi sopra la riva della vertigine soggettiva.

Sai quante volte ho sprecato il tempo in paranoia sopra uno schermo?

La sensazione illusoria di movimento è come cadere da fermo.

Posso cantarti la nostra storia o raccontarti una fiaba sul mare, una di quelle che si ammemorano.

Scusa ma non ti riesco a cullare. E adesso ballo da solo nel mio silenzio, fragile capogiro.

Labile viaggio verso l'immenso, poi mi addormento sul tuo respiro.

Oggi mi sono svegliato grande, forte di mille disavventure.

Grande abbastanza per certe domande, forse altrettanto per certe paure.

Poi mi ricordo le notti per strada, la fame, la bava e la pioggia cadeva.

Mio padre urlava e mia madre piangeva, poi mia sorella mi sorrideva.

Sai quanto contano i primi anni, alcune frasi son cicatrici.

Meglio sorridere da distanti o vivere altri istanti infelici.

Il mondo va veloce.

Quante volte ti ho detto ti amo ma sottovoce.

Sorridiamo schiacciati dal peso di questa croce.

Poi balliamo dei mobili e scalzi sopra la riva della vertigine soggettiva.

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