Altri brani di Gio Evan
Descrizione
Paroliere: Gio Evan
Compositore: Tommaso Sgarbi
Produttore: Tommaso Sgarbi
Compositore: Gio Evan
Testo e traduzione
Originale
Volevo abbattere i muri o vedere attraverso, spaccarlo di testa o con una mossa di judo, correre più del vento, anzi come la luce, diventare un esempio anche per mamma e papà.
Finire nei disegni di scuola che tengono per mano i bambini, far restare tutti sereni riguardo il loro futuro, permettere dei sogni tranquilli, che tanto la strada è pulita.
Ma cascasse il cielo, cascasse il cielo, non mi accorgerei in tempo di spostarmi più in là.
Sai che a qualcuno spettano i prati, raccogliere i fiori e fare le foto, guardare i tramonti, chiamare gli amici, raccogliere i fiori, raccogliere i fiori.
Sai che a qualcuno spettano i prati, raccogliere i fiori e fare il pane, il mare d'inverno, parlare col cane, raccogliere i fiori, raccogliere i fiori.
Ma quale scudo è un cuscino del divano? Sono lontano.
Poter buttare tutto all'aria perché oramai sono il vento, volare sopra le terre, avere la pelle d'amianto, sentire il tuo aiuto, anzi avvertirlo da dentro, diventare un esempio, Maradona e Pelé.
Ma cascasse il cielo, cascasse il cielo, se dovessi intuirlo, sposterei prima te.
Sai che a qualcuno spettano i prati, raccogliere i fiori e fare le foto, guardare i tramonti, chiamare gli amici, raccogliere i fiori, raccogliere i fiori.
Sai che a qualcuno spettano i prati, raccogliere i fiori e fare il pane, il mare d'inverno, parlare col cane, raccogliere i fiori, raccogliere i fiori.
Ma a qualcuno spetta la notte e parlare un po' con la luna, passeggiare lungo i fiumi e pregare amori migliori.
Ma a qualcuno spetta saper fare ancora i ravioli.
Ma quale spada è un mestolo di casa?
Non è il mio destriero, è un manico di scopa.
Sono lontano da essere te.
Nemmeno a calcio venivo scelto, ero il portiere.
Guardavo gli altri correre e calciare la vita, ma un giorno tra i pali mi sono promesso che avrei trovato il mio posto e di certo non era questo.
Sono vicino a essere me.