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Copertina del brano Malattia

Malattia

2:18trappola italiana Album Pezzi di Vetro 2025-11-21

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Descrizione

Voce in primo piano: Aira

Ingegnere del missaggio: Defa

Produttore: Jcharro

Programmatore: Jcharro

Produttore: Offpatt

Programmatore: Offpatt

Ingegnere Master: Prez

Voce: Yele

Compositore: Alessandro Patrizi

Paroliere: Andrea Ariosto

Paroliere: Gabriele Trimboli

Compositore: Valerio Ciarrocchi

Testo e traduzione

Originale

Mmh.
Mi guarda male la farmacista, piango sul letto poi raccondina.
Ogni giorno prego che malattia qua dove sono non vede Cristo.
Sto rimarginando le mie ferite, tu dai le rose che poi appassiscono.
No, ma non sono una margherita come te che c'eri e poi sei andata via.
Come te che lì mi sembravi un mostro, fuggevi ed ero i miei rimorsi. Sto cambiando, una metamorfosi tra me mi fa vedere i colori.
Mmh, mmh, mmh. Due anni fa mi davo per morto, tu vuoi metà ma ne voglio ancora.
Sagolino, gioco con l'amore.
Eh. Cerco risposte, ho paura a trovarle. Sensazioni, ho paura a provarle.
Ogni goccia mi riporta ogni istante, mmh, devastante.
Guardo tutti quanti, canto le mie lacrime. Ah. Le parole sono armi, devo imparare ad usarle, mmh.
Avvicino a loro le mani, cambia tutto. Ora non posso stare qua.
Non mi vado via le sostanze, non mi levo coi piedi da terra.
Ho fatto una pozione per stare meglio, cercavo soluzioni, ma. . .
Mi guarda male la farmacista, piango sul letto poi raccondina. Ogni giorno prego che malattia qua dove sono non vede Cristo.
Sto rimarginando le mie ferite, tu dai le rose che poi appassiscono.
No, ma non sono una margherita come te che c'eri e poi sei andata via.
Sapevo che stavi passando qualcosa.
Tu puoi parlarmi ancora se hai bisogno, parlarmi ancora se hai bisogno. Ah.
Sensi di colpa nel vomito, nella mia testa ormai sei morta, per questo ti porto fiori.
Io non sono un poeta, parlo come magico perché non mi capiono.
Parole amare rimangono in gola quando non riesco, ketamina.
Ho sporcato tutto contro il tavolo, sto sporcando la bottiglia con altra. Solo in un prato mi chiedo se mi ami o non mi ami.
Muoio con le mie domande. Quando avrò. . . Sto aspettando che si scioglie il cristallo.
Ho chiamato malattie, la mia autodistruzione. Questa mezza pasta mi sembra un emisfero.
Ho questi brividi come se facesse freddo, non è mia la ragione.
Mi guarda male la farmacista, piango sul letto poi raccondina.
Ogni giorno prego che malattia qua dove sono non vede Cristo.
Sto rimarginando le mie ferite, tu dai le rose che poi appassiscono.
No, ma non sono una margherita come te che c'eri e poi sei andata via.

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